C'è uno studio pubblicato sulla rivista Neurology che non fa abbastanza rumore. Eppure i dati sono straordinari: le persone con sclerosi multipla che hanno seguito un programma di gestione dello stress per 24 settimane hanno ridotto del 77% le lesioni cerebrali attive alla risonanza magnetica. Il gruppo di controllo si è fermato al 55%.
Non è un aneddoto. Non è una testimonianza. È uno studio randomizzato controllato, pubblicato su una delle riviste neurologiche più autorevoli al mondo.
E se sei qui, probabilmente hai la sclerosi multipla — o la hai vicino a qualcuno che ami. E stai cercando qualcosa che vada oltre i farmaci. Qualcosa che dipenda anche da te.
Questo articolo è per te.
Lo studio a cui mi riferisco è stato condotto dal dottor David C. Mohr della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, pubblicato su Neurology nel 2012 (79:412-419). Ha coinvolto 121 persone con SM recidivante-remittente, suddivise in due gruppi.
Il gruppo di trattamento ha ricevuto 16 sedute individuali di 50 minuti con uno psicologo, nell'arco di 24 settimane. Tecniche di rilassamento, gestione dello stress, regolazione emotiva. Nessun farmaco aggiuntivo.
I risultati alla risonanza magnetica al termine del programma:
Gli autori stessi hanno scritto che questi risultati potrebbero rappresentare una "prova diretta di un nesso causale tra lo stress e l'attività infiammatoria" nella sclerosi multipla.
Non "potrebbe influire". Non "è possibile che". Un nesso causale.
Per capire perché questo accade, bisogna conoscere un sistema che tutti abbiamo ma che pochi conoscono: l'asse HPA — ipotalamo, ipofisi, surrene.
Quando percepisci una minaccia — reale o immaginata, fisica o emotiva — il tuo cervello attiva questo asse. Il risultato è un rilascio di cortisolo, l'ormone dello stress. In condizioni normali, il cortisolo ha una funzione anti-infiammatoria: serve a spegnere l'infiammazione dopo che la minaccia è passata.
Ma quando lo stress diventa cronico — quando l'allarme non si spegne mai — l'asse HPA va in iperattività. Il cortisolo rimane elevato per troppo tempo. E qui accade qualcosa di paradossale: le cellule immunitarie diventano resistenti al cortisolo. Smettono di rispondere al segnale di "spegni l'infiammazione".
Il risultato è un sistema immunitario che continua a produrre infiammazione senza freni. E nella sclerosi multipla, dove il sistema immunitario attacca già la mielina del sistema nervoso centrale, questo significa più attacchi, più lesioni, più progressione.
Una ricerca del 2025 pubblicata su Brain, Behavior, and Immunity (von Drathen et al.) ha confermato che lo stress psicologico ha un impatto significativo sull'attività infiammatoria e sulla progressione della SM. Non è più una teoria: è fisiologia documentata.
C'è un altro livello che la ricerca sta iniziando a esplorare: il legame tra emozioni non elaborate e risposta immunitaria.
Uno studio pubblicato su Frontiers in Immunology (Piras et al., 2013) ha dimostrato che i cambiamenti emotivi nelle persone con SM sono associati a una mobilizzazione dei linfociti T — le stesse cellule che nella SM attaccano la mielina. In altre parole: le emozioni intense non gestite attivano direttamente le cellule responsabili dell'attacco autoimmune.
Questo non significa che la SM sia "colpa" delle emozioni. Significa qualcosa di molto più importante: che lavorare sulle emozioni non è un lusso psicologico. È un intervento biologico.
Ogni emozione che rimane intrappolata nel corpo — paura, rabbia, dolore non elaborato, senso di impotenza — mantiene attivo il sistema di allerta. E un sistema di allerta cronicamente attivo è un sistema immunitario cronicamente infiammato.
Nel mio lavoro ho incontrato persone con diagnosi autoimmuni che avevano già tutto: i farmaci giusti, i medici giusti, i controlli regolari. Eppure le ricadute continuavano. L'ansia era costante. Il corpo non riposava mai.
Quando abbiamo iniziato a lavorare sul sistema nervoso — sulla regolazione emotiva, sulla risposta di attacco-fuga cronicamente attivata, sulle emozioni che il corpo portava da anni — qualcosa ha iniziato a cambiare. Non immediatamente. Non magicamente. Ma in modo reale e misurabile.
Il corpo, quando smette di essere in guerra con se stesso, ha risorse straordinarie.
Qui voglio essere preciso, perché c'è un equivoco comune. "Gestire lo stress" non significa:
Questi strumenti hanno un valore, ma da soli non bastano. Nello studio di Mohr, i partecipanti hanno ricevuto 16 sedute individuali in 24 settimane. Un lavoro strutturato, continuativo, personalizzato.
Quello che funziona è un lavoro che agisce a tre livelli:
1. Il sistema nervoso autonomo. Il corpo deve imparare a uscire dallo stato di allerta cronica. Non basta capirlo razionalmente: il sistema nervoso deve essere riallenato attraverso pratiche corporee specifiche — respirazione, movimento consapevole, tecniche di regolazione del sistema nervoso come il metodo Wim Hof, che ha dimostrato di modulare la risposta infiammatoria anche nelle malattie autoimmuni.
2. Le emozioni non elaborate. Le emozioni che non sono state vissute e integrate rimangono nel corpo come tensione cronica. Tecniche come la PNL avanzata, il metodo Mars Venus e le tecniche di intelligenza emotiva permettono di liberare questi blocchi in modo sicuro e progressivo.
3. Le credenze limitanti. Spesso chi ha una diagnosi autoimmune porta dentro di sé una narrazione di impotenza: "Non posso fare nulla", "Il mio corpo mi tradisce", "Devo solo aspettare la prossima ricaduta". Queste credenze mantengono il sistema nervoso in uno stato di minaccia costante. Cambiarle non è ottimismo: è neuroplasticità.
Voglio dirti qualcosa con chiarezza: questo articolo non promette guarigioni miracolose. La sclerosi multipla è una malattia seria che richiede un follow-up neurologico costante e, nella maggior parte dei casi, un trattamento farmacologico.
Ma la ricerca dice — con dati alla mano — che quello che fai con il tuo sistema nervoso, con le tue emozioni, con il tuo livello di stress cronico, ha un impatto misurabile sull'attività della malattia.
Il 77% contro il 55%. Non è poco. Non è marginale. È la differenza tra un cervello con lesioni attive e un cervello che si sta difendendo.
E quella differenza, almeno in parte, dipende da te.
Non per colpa. Per potere.
Se hai una diagnosi di sclerosi multipla e vuoi esplorare questo percorso, il punto di partenza è capire in che stato si trova il tuo sistema nervoso adesso. Sei cronicamente in allerta? Hai difficoltà a rilassarti davvero? Senti il corpo sempre teso?
Questi sono segnali che il sistema di attacco-fuga è attivo in modo cronico. E questo è esattamente il punto da cui si lavora.
Non sostituisce il tuo neurologo. Lo affianca. E i dati dicono che può fare la differenza.
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Nota importante: Questo articolo è a scopo informativo e di crescita personale. Non costituisce diagnosi medica né psicologica e non sostituisce il parere di un professionista sanitario. Se stai vivendo una situazione di emergenza, contatta immediatamente il tuo medico o i servizi di emergenza. Il coaching è un percorso di sviluppo personale complementare, non alternativo, a eventuali terapie mediche o psicologiche.
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